A L B U M C I C L I S M O

 

ANCORA GESINK UN ANNO DOPO

 


Bologna, metà mattinata. Nella bolgia della partenza il Russo Kolobnev pensa già al finale. Il villaggio di partenza è organizzato in Piazza Maggiore; il traffico va in tilt ma la gente non protesta. I corridori si fanno spazio tra autobus e signore con la borsa della spesa. Il cielo è terso ed è caldo. Si annuncia una giornata perfetta.

 


Fayard, Margaliot e Loria evadono nei primi chilometri. Un sogno non lo si nega a nessuno e pertanto prendono subito spazio. La corsa si inoltra sul primo Appennino Bolognese e la strada si impenna. I fuggitivi sanno di non avere grosse possibilità, ma stare là davanti è sempre un onore. Uno dei loro obbiettivi è quello di arrivare all'arco del Meloncello, dove comincia l'erta finale.

 


Campi e boschi d'autunno. Il gruppo irrompe e sconvolge la campagna. E' un istante, e tutto torna come prima. Nelle case già si prepara il pranzo; sarà una tagliatella al ragù oppure una calda scodella di cappelletti? In testa al gruppo segnano il passo le squadre dei migliori. Spazio a chi è in fuga, ma non troppo.

 


La giornata è splendida e la temperatura è ideale. I campioni viaggiano coperti nella pancia del plotone. Non vi è alcuna fretta; il finale è durissimo e non bisogna sprecare energie. La corsa tocco la sua vetta più alta a Monzuno e poi scende rapida verso Bologna. La città viene attraversata verso sud nel primo pomeriggio, quando il centro è ancora semi deserto. E' sabato pomeriggio e la gente si prepara per le "vasche" sotto gli archi del centro, mentre i corridori si preparano per la battaglia sotto gli archi del San Luca.

 


San Luca, il primo boccone. Non c'è spazio per le seconde linee; tutti già davanti i favoriti. Riccò, Scarponi, Nibali, Gesink, Flugslang. Il San Luca impone da subito una selezione durissima; i più si ritirano proprio alla prima scalata. La selezione è naturale ed è bene non forzare con attacchi troppo dispendiosi. La gente, sotto gli archi, gode di uno spettacolo unico al mondo: una corsa straodinaria che laurea sempre il più forte.

 


Si stacca Peter Sagan dopo una stagione lunghissima. Un giorno morderà anche lui l'asfalto del San Luca. E' poco più di un ragazzino eppure ha già saputo vincere corse importanti; la sua sparata lascia il segno. Difficile dire se sarà più velocista o più cacciatore. L'impressione è che saprà difendersi molto bene sugli strappi, e magari anche attaccare. Tra qualche anno lo vedremo certamente all'opera anche su queste pendenze; per oggi lo ammiriamo "al minimo" e soltanto per un passaggio.

 


Secondo assaggio del San Luca, ci provano Stortoni e Brambilla. Lingua di fuori e tanta fatica, la gente di Bologna li vuole vedere così. Il San Luca diventa un cunicolo spaventoso di gente che urla ed incita alla battaglia. I corridori sono concrentrati nello sforzo tra le braccia protese della gente che li incita e che chiede loro uno sforzo in più. Qualcuno attacca ed offre spettacolo. Un onda fatta di grida e di schiamazzi risale le arcate seguendo la corsa. Ci sono cinque passaggio (l'ultimo è l'arrivo), si entra nel vivo.

 


Meglio guardasi dietro perchè davanti la strada sale senza respiro. Non c'è pietà per i primi, figuriamoci per quelli dietro. I volti sconvolti e disperati delle ruote meno veloci la dicono lunga sulla difficoltà della strada. Quasi involontariamente i corridori si voltano verso valle; un gesto istintivo. Guardare avanti fa paura.

 


Fuglsang, Gesink, Soerensen, Scarponi, Tondo e Nibali. Eccoli, al terzo passaggio, i duri del gruppo. Ormai ci siamo: il gruppo è selezionato e davanti se la giocano quelli più in forma. Il circuito è breve e chi rimane indietro è tagliato fuori. Fuglsang lo scorso anno arrivò secondo e non ci sta. Mette Soerensen davanti per facilitare un ulteriore selezione. In cima a questo passaggio proverà ad andare via.

 


Non è pane per Visconti. Si stacca subito, lotta, rientra ed anticipa. Ma poi si stacca ancora, e sul traguardo è nero. Il San Luca ancora una volta lo respinge; il suo fisico non riesce ancora ad esprimersi su certe pendenze ed, inevitabilmente, viene relegato ai margini della corsa. Però lui non ci sta, non gli va giù. Prova ad inseguire ma viene ancora respinto. A fine giornata ammette che questa, ancora, non è la "sua" corsa.

 


Gesink si porta avanti. Dietro scalpita Martin. Manca un giro soltanto. C'è Fuglsang in fuga e non si può perdere troppo terreno. Allora si mette davanti Gesik, vincitore lo scorso anno. Nessuno, su questa salita, ha vinto due volte consecutivamente, ma evidentemente all'Olandese la statistica non interessa. Testa bassa ed insegue. Dietro di lui scalpita un ragazzo giovane; Martin. Nessuno lo conosce e non è certo uno dei favoriti, ma a volte, certi corridori nascono così. Nell'indifferenza generale.

 


Gesink come a casa. Seconda volta sul San Luca. Vince, allarga le braccia ed urla. Martin è domato, dopo aver pedalato come un fenomeno sull'ultima salita viene battutto allo sprint proprio da Gesink che allarga le braccia ed urla. Ancora lui sul San Luca!

 


La grande sorpresa dell'edizione 2010: Daniel Martin. Ha giocato davanti la sua partita a viso aperto, scattando sulle Orfanelle ed anche oltre. E' stato scavalcato dall'astuto Gesink, che ben conosceva il finale. Ma segnamoci bene questo nome; è un corridore giovane e forte ed ha dimostrato di avere un bel coraggio. E' stato lui, sulle Orfanelle (il punto più duro di tutta la scalata) ad attaccare a testa bassa selezionando il trio finale.

 

Ehilà Scarponi, che bella corsa! Il Lombardia già ti chiama... Per lui un anno speciale. Secondo alla Tirreno Adriatico, terzo al Giro d'Italia e poi nuovamente protagonista nelle corse che contano d'autunno. Quel suo spingere duro, quell'incedere costante e deciso sono ormai riconiscibili da tutti gli appassionati. E' un corridore che ha saputo ricavarsi un angolo di notorietà grazie ad attacchi importanti ed a lunga gittata. Un leone della strada.

 

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