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Speciale Giro d'Italia 2009

 

IL GIRO... A MODO SUO

Infine Menchov non ha soltanto conquistato il Giro d’Italia, ma anche tutti gli Italiani. Quel suo stile impeccabile, quel suo rispondere puntuale e determinato ad ogni scatto di Di Luca, non lo aveva reso per nulla simpatico. Pur facendo il suo mestiere di maglia rosa, si era forse calato troppo nel ruolo; imbattibile ed inattaccabile. Antipatico. Poi, a Roma, nell'ultima tappa, una cronometro a lui favorevole, il risvolto.... “patapunfete”. Eccolo lì, il gigante Russo, seduto come un burattino, sulle pietre della Città Eterna, a soli settecento metri dall’arrivo. La bici che gli scivola via. Lui che scivola dietro la bici, che cerca disperatamente di recuperarla con le mani protese in avanti mentre scivola, scivola senza fermarsi più.

Patapunfete.

Attorno a lui nessuna pietà. C’è chi esulta, c’è chi gufa, c’è chi strofina il cornetto. C’è chi ride. Ed il burattino Menchov è lì. Un attimo, ma eterno. E’ lì che il mondo gli cade addosso, e vorrebbe mettersi a piangere, ad urlare dalla rabbia. Vorrebbe prendere il primo che gli capita sotto e riempirlo di testate. Vorrebbe scomparire. Eppure è lì, e non c’è modo di aggirare il problema. Eccolo che si alza. Ecco che rincorre la bici. Che la prende in mano - la maledetta bici - lo fermano; gliene passano una nuova. Si mette in sella. Ricomincia a pedalare. Il pedale non si infila - ma se ne frega - insiste, lo infila a forza, spinge. Spinge. Spinge. Arriva. Ed allora si compie il miracolo. Menchov perde il self control. Perde la corazza da Russo e diventa un poco… Italiano. Urla, sbraita, sventola i pugni al cielo. Vorrebbe saltare... e quasi lo fa. Vorrebbe danzare... e quasi lo fa. Vorrebbe ridere, e ride. Vorrebbe piangere. Perché? Non lo sa. Sarà che arrivare sin qui è stata dura, e che questa sua maglia, adesso, ha più senso di prima. Non c’è più l’ombra di Di Luca, ma solo tanta gioia che gli fa allargare gli occhi, e stringere forte i pugni, e gli fa dire che c’è, che è lui ad aver vinto il Giro e che, cazzo, c’è modo e modo di vincerlo, ma che questo modo è tutto suo.

A NOI DUE!

Il testardo ed il "francobollo" - Eliminati tutti gli altri sono rimasti solo loro a giocarsi la maglia per pochi secondi. E' stata una sfida strana quella tra Di Luca e Menchov. Uno scattista ed un regolarista a confronto. Di Luca ci ha messo tanta cocciutaggine ed il Russo non ha mai perso una pedalata. Da Faenza in avanti la maglia rosa si è appostata al mozzo dell'Abbruzzese lasciando perdere tutto il resto.

MA CHI CONTROLLA LA CORSA?

Tutto sommato all'altezza - Dopo la conquista della maglia rosa nella crono di Riomaggiore, in tanti ritenevano che la Rabobank non fosse abbastanza robusta per poter controllare la corsa. Un po' ci ha pensato la Lpr di Di Luca, ma i "tulipani" hanno comunque dimostrato di essere all'altezza. L'ultimo a cedere era Ten Dam ma tutti hanno dato il massimo.

 

LUNGO LA STRADA

Non è tutto rosa - Lungo la strada si tasta con mano la grande sofferenza dei corridori. Non ci sono solo i primi, con le loro medie folli. Ci sono soprattutto gli ultimi e coloro che, solo a prezzo di una grande fatica, portano a casa un magro piazzamento. Poi c'è chi cade, magari lontano dal trasguardo, ed allora tutto si fa davvero più penoso. Nella foto Davide Malacarne (a volte i nomi fanno rabbrividire) cerca un difficile rientro nel gruppo dopo una brutta caduta.

LA ROSA PERFETTA

Copsa non si fa - Ormai ne abbiamo visto di tutti i colori. Quest'anno c'era il rugbista con le corna da Texano e persino lo Yeti. Pur di farsi riprendere dalle telecamere, pur di assicurarsi una bella foto su qualche giornale, alcuni tifosi si sottopongono ad umiliazioni pubbliche come i tre goliardi nella foto. Ma sulla strada del Giro tutto diventa possibile e tutti concedono qualcosa alla voglia di divertirsi e di rendersi "leggeri".

 

LA CLASSE NON E' ACQUA

Tornerà vincente - Lo dice la stessa immagine. Basso è ripreso in un momento difficile, nel difficile tentativo di guadagnare la testa della corsa. Eppure lo stile è perfetto; guardate le simmetrie, la posizione. Ivan Basso rimane l'altleta di riferimento delk ciclismo Italiano ed il suo Giro è stato decisamente buono. Dopo due anni di stop non era pensabile fare meglio.

 

LA STRADA E' MIA

I gesti del ciclismo - Il corridore si volta, ma la curva nasconde ogni cosa. Solo strada vuota dietro di lui. Scruta i suoi inseguitori? Oppure cerca compagni d'avventura? E' forse al comando oppure annaspa tra i ritardatari? Quando il Giro lascia le statali e si tuffa nelle sue stradine, il ciclismo si fa spettacolo.

 

NON CI SENTE

Testardo - Cocciuto. Sembra non ascoltare le critiche che lo vorrebbero attendista alla ruota di Menchov. Lui se ne frega e muove la squadra; attacca a pieni polmoni. Si agita. S'incazza. Però la gente lo segue. La gente ci crede ed è tutta con lui. Porta la speranza di conquistare il Giro sino all'ultima crono. Parte con la bici tradizionale per poter fare il pazzo nelle tante curve che presenta il percorso. Perde ma lo fa come piace a lui.

 

L'APPENNINO

Infernale - Come apiamente annunciato il Giro si è infiammato sull'Appennino dell'Italia centrale. Percorsi crudeli e caldo da Tour hanno reso la corsa infernale. E' stato proprio il caldo il principale avversario dei corridori. Nella tappa regina, quella del Petrano, si è superato abbondantemente i trenta gradi. Ma l'Appennino ha anche offerto scorci incantati, dirupi orrendi e meraviglie nascoste. Un Giro dal percorso strano, tuttavia affascinanteche forse non ha convinto sino in fondo, ma ha certamente fatto discutere ed ha concesso la ribalta a strade sconosciute che meritano, anche in futuro, di essere riproposte a questi livelli.

 

BOTTE DA ORBI

Ma la "morsa" è un illusione - Nel giorno dell'arrivo a Bologna, sulla salita del San Luca, scoppia la battaglia. Di Luca, Garzelli e Pellizzotti sembrano stringere la maglia rosa Menchov in una "morsa" pericolosa. Ma si tratta di un attimo; già all'arrivo si parla più della guerra tra Lpr e Liquigas che di come attaccare il Russo. Complici le forze (contate) non viene mai organizzato un trappolone, un attacco da lontano, un folle, magnifico gesto di sfida. Solo Basso, a Faenza, proverà con una bellissima azione. Gesto troppo isolato per portare ad un risultato.

 

I FORZATI

Le scelte discutibili - Ecco la tappa delle polemiche (al Giro non manca mai). La Lpr di Di Luca, secondo in classifica, si disfa all'inseguimento di un gruppetto in fuga sull'appennino Emiliano. Toccherebbe a Menchov far muovere i suoi, eppure l'Abbruzzese vuole vincere la tappa e guadagnare abbuoni. Un regalo? Si tratta più di un gesto istintivo, senz'altro discutibile, che è però giustificato dal carattere rabbioso e cocciuto di Di Luca. Bene così, ci sono già troppi ragionieri in gruppo.

 

GIUSTO UNA SETTIMANA

E poco oltre - Ci si aspettava qualcosa di più da Rogers, l'Australiano. Ha retto abbastanza bene sino a metà Giro, affondando poi sul più bello. Tutta la Columbia è partita al galoppo per poi sciogliersi con il gran caldo, sugli Appennini.

 

IL SOGNO AMERICANO

Armstrong dignitoso - Non ho condiviso l'entusiasmo folle per Lance Armstrong. Devo però ammettere che ha dimostrato un amore immenso per il ciclismo. Ha sofferto come un cane, si è innondato di umile sudore ed ha persino fatto da gregario a Leipheimer. Da registrare che ogni giorno, al villaggio di partenza era il più ricercato e veniva accompagnato da una squadra di "buttafuori" sino in mezzo al gruppo, proprio per limitare l'assalto degli appassionati.

 

DOPPIO VOLTO

Fatica comune - C'è Scarponi che scalpita e proprio non riesce a star fermo. C'è Cunego che galleggia appena, senza mai trovare il passo giusto. Si trovano improvvisamente assieme, sulla salita di Moria. Vengono da due storie diverse e vivono momenti diversi, ma adesso salgono assieme.

 

FATICA SENZA NOME

E senza speranza - Per molti la sofferenza è grande. Ad ogni salita il gruppo perde pezzi, come un grosso grappolo d'uva matura che lascia chicchi ad ogni movimento. Sono i corridori senza nome. Sono quelli che nessuno conosce, che viaggiano al limite del tempo massimo e tengono impegnati gli incroci delle strade. La loro fatica è silenziosa e senza titolo; è la corsa dei perdenti e del ciclismo più vero. - Dai che è finita - ripete la gente quasi ossessionandoli. Eppure la fine non si vede ancora e davanti, la strada, continua a salire.

 

FACCIA DA ROSA

Una bella conferma - Dopo la bella primavera (vincente sulle strade bianche già lo scorso Marzo), lo Svedese Lovqvist veste quasi subito la maglia rosa convincendo in salita. Bella pedalata anche se dovrà alleggerire un poco i rapporti se vorrà mantenersi brillante per più tappe. Il finale in salita non deve trarre in inganno, Thomas ha una bella "faccia da rosa" e tornerà per vincere.

 

SASTRE LASCIA IL SEGNO

Concretezza ed un solo errore - Che Carlos Sastre non fosse un corridore spettacolare si sapeva. Tuttavia sono rimasto molto sorpreso dal suo modo di correre; efficace, concreto. Non lo si è quasi mai visto, eppure ha vinto addirittura due tappe molto importanti. Avrebbe anche potuto vincerlo, questo Giro, se non avesse avuto il passaggio a vuoto del Blockhouse. Sicuramente una presenza che ha nobilitato la corsa, un bel corridore. Parla poco e pedala molto.

 

IL MIGLIOR GARZELLI

Le occasioni sprecate - E' stato uno splendido Giro d'Italia per Garzelli. Uno dei migliori. Meglio di quello del 2003, quando giunse secondo. Mi spingo oltre: meglio del 2000, quiando vinse. Ha movimentato, ha attaccato, ha sofferto ed ha gioito. Non ha vinto, ed è un peccato, visto che una bella tappa l'avrebbe certamente meritata. Sono convinto che Garzelli avrebbe vinto moltissimo se in carriera non si fosse dedicato soltanto al Giro d'Italia. Ma al cuor non si comanda.

 

ORA LASCIATEVI INCANTARE

Se di più bello... - E adesso sdraiatevi e godetevi lo spettacolo, che oggi di quì passa il Giro d'Italia. Un chinotto freddo ed un panino con il salame all'ombra di una quercia. Il gruppo è lì ed arriva al galoppo, che si cerca la fuga presto, oggi. E' Maggio, è una splendida giornata, è un momento da rubare e conservare per i lunghi pomeriggi invernali. Adesso si gode, si gode un grande spettacolo.

 

AL GIRO SI TORNA COSI'

Matilda ha quattro mesi - E non sa nulla di nulla. Non le frega. Il suo papà l'ha vestita di rosa, e le ha messo una targa colorata sul passeggino. Matilda ha caldo; fa caldo. Meglio dormire, anche se attorno a lei c'è una confusione bestiale. Solo lei è rapita dal sonno, mentre bici e uomini vanno e vengono, indaffarati come formiche attorno a briciole di pane. Oggi il Giro non lascerà alcun segno su Matilda, o forse tra poco si sveglierà ed allora le appartiranno tutti quei colori, e verrà investita da tutti que rumori; forse avrà un poco paura, ma ci sarà vicina la sua mamma, e quel ciuccio che stringe tra i denti, ancora una volta la farà sentire sicura. Tutti quegli uomini prenderanno la bici ed andranno via. Matilda non lo sa, ma oggi il Giro è passato di quà.

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