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GIRO 2009. QUI CAMBIA LA STORIA

ANALISI TECNICA

A crono ancor prima che in salita

Dicembre 2008 - Tutti i corridori, nessuno escluso, concordano sul fatto che si dovrà partire da Venezia ben rodati e pronti per le piccole Dolomiti che già al quarto ed al quinto giorno si presenteranno sotto le ruote del gruppo. Si tratta del giudizio di chi deve programmare la propria forma, e si tradurrà pertanto in lavoro e risultato. A Venezia saranno pronti. Ma per cosa?

La cronosquadre d'apertura è oramai un classico dei Giri targati Zomegnan ed i venti chilometri "a tutta" non potranno scavare distacchi importanti. A differenza delle precedenti edizioni, le strade saranno piatte e dritte e la freschezza dei corridori livellerà i valori in campo. Le piccole Dolomiti, a guardarle bene tanto piccole non sono; tre salite (Croce d'Aune, San Martino di Castrozza e Alpe di Susi) in due giorni e tutte inserite nel finele (due arrivi in salita). L'Alpe di Susi, soprattutto, emetterà il primo serio verdetto; 1500 metri di dislivello e 24 chilometri. In meno di una settimana conosceremo le reali forze in campo ed avremo forse già capito se potrà esserci un dominatore. Ecco perchè la squadra sarà fondamentale. A quel punto il peso della corsa sarà tutto sulle spalle della maglia rosa e comincierà la seconda fase del Giro; si tirerà forse il fiato e si affileranno le armi in vista della tappa più discussa dell'intera edizione: la Cuneo - Pinerolo. In bilico tra l'essere una grande delusione od un evento memorabile si presta soprattutto ad attacchi da lontano e ben organizzati. Ci vorranno gambe e, cervello. Ci vorranno alleanze e coraggio. La maglia rosa potrebbe vacillare, ma tutto dipenderà dalla fantasia che i corridori vorranno spendere. Siamo a metà Giro, ed il bello deve ancora arrivare. Il bello sarà infatti annunciato dai rintocchi del tic-tac. Si sono spesi fiumi di parole sull'anomalia della cronometro delle Cinque Terre, ma l'analisi più vera l'abbiamo registrata a caldo da Ivan Basso, convinto che una cronometro, rimane sempre una cronometro.

Marzio Bruseghin, vincitore della cronometro di Oropa nel 2007 e di quella di Urbino nel 2008 potrebbe trarre grosso vantaggio dalla prova del tic-tac nelle Cinque Terre.

I distacchi quel giorno saranno pesantissimi, e ci piace quest'idea di proporre un percorso tanto variegato. L'idea della cronometro è e deve essere quella di arrivare da un posto ad un altro nel minor tempo possibile. Perchè le strade devono essere per forza dritte come spade? Approfondiremo. A quel punto il ballo è soltanto cominciato; la maglia rosa sarà costretta a difendersi sugli appennini Tosco Emiliani e poi sulle rampe remote ed ignote delle grandi salite Marchigiane. Non è finita. La Maiella attende forse l'ultimo decisivo atto della sfida. Settantasei chilometri; praticamente un altra cronometro, dal mare a oltre duemila metri. I lupi d'Abruzzo saranno testimoni di una sfida all'ultimo colpo di pedale, forse incerta, forse tattica, ma certamente entusiasmante. Poi il gran finale. Soprattutto il Vesuvio (che non deve essere sottovalutato) e la crono di Roma. Dal vulcano la maglia rosa dominerà il golfo più bello della penisola, mentre le strade più belle e popolari della Città Eterna daranno l'ultimo responso. Nelle intenzioni dichiarate degli organizzatori, l'idea di arrivare nella capitale con due, o più corridori, a giocarsi la partita. La nostra analisi ci porta invece a pensare che i giochi saranno invece ben presto chiari. Il bello di questo Giro non sarà garantito dall'incertezza, bensì dalla consapevolezza di conoscere molto presto il padrone. E poi sarà uno contro tutti.

Alessandro Federico

Marzio Bruseghin

"Ancora una volta il percorso del Giro è sbilanciato a favore degli scalatori. Difficile pensare di scavare grossi distacchi in una crono tanto atipica."

 

Ivan Basso

"Una crono è sempre una prova per specialisti. Una di oltre 60 km farà quindi la differenza. Non riesco ad esprimere un giudizio critico sul percorso; dopo due anni di squalifica avrei gradito anche venti tappe di discesa. "

 

Gilberto Simoni

"Non si potrà andare a spasso per i primi dieci giorni. Meno tattaca c'è e più sono contento di correre."

 

Franco Pellizzotti

"Bello. Più lo guardo e più mi piace. E' anche più duro di quanto non sembri. E' una Giro sottosopra."

 

Danilo Di Luca

"Tante belle tappe. Difficile sceglierne una. E' un Giro adatto a me."

IL PUNTO

Dicembre 2008 - La rivoluzione comincia quì. Dal lussurioso teatro della Fenice, nascosto tra le calli del centro storico di Venezia, in un pomeriggio di Dicembre, bagnato da una pioggerella fine.

La rivoluzione del Giro non è tanto aver spostato l'arrivo a Roma. Ne aver inserito le tappe dolomitiche nella prima settimana. E neppure la cronometro di oltre sessanta chilometri su strade tortuose, ricche di salite e discese, lo è. Così come la tappa con arrivo in salita di soli 76 chilometri. Ed anche mettendo assieme tutte queste novità, non si riesce a spiegare il vero cambiamento.

La svolta del Giro 2009 è custodita tra i boschi ed i tornanti degli Appennini dell'Italia centrale. Una scelta già contestata da molti critici, anche autorevoli, che contestano a Zomegnan d'aver barattato la grande tradizione della corsa rosa con scelte commerciali e di convenienza. Vogliamo leggere invece queste novità sotto un altra luce. La tradizione ed il fascino delle grandi salite Alpine non si contestano; auspichiamo già da ora il ritorno dello Stelvio, del Giau, del Gavia (ma non ad ottanta chilometri dal traguardo), e del Colle dell'Agnello. E' stato certamente un errore non inserire neppure una di queste scalate nel percorso. Ma l'idea di eleggere le tappe Appenniniche quale giudice della corsa, inserendole nell'ultima settimana, ci pare assolutamente azzeccata. Si tratta di una scommessa. Forse più ancora di un rischio calcolato. Ma sempre un rischio. Il Giro è una corsa che negli ultimi anni ha guadagnato molta visibilità; soprattutto a livello internazionale. E questi passi avanti sono stati fatti grazie al coraggio di chi ha saputo inserire lo sterrato del Finestre, le pendenze dello Zoncolan e la crono scalata del Plan de Corones. Quest'anno la fantasia ha superato ogni aspettativa: un Giro capovolto, una corsa senza riferimenti, perchè inedita. Zomegnan pare aver colto il desiderio di quegli appassionati più arditi che sognano, un giorno, di disegnare un loro percorso. Senza tanti vincoli, senza tanto rispetto di una tradizione centenaria. Forse, questa idea non cambierà la storia. Forse sarà un fiasco. Ma grazie d'averci provato. Se i corridori avranno il cuore (e le gambe) per interpretare questo pazzo percorso a Maggio saremo testimoni di un evento grandioso ed i tornanti solitari del remoto Appennino centrale saranno invasi quanto quelli del Pordoi. Il Giro, dopo cento anni, nasce da quì.

Alessandro Federico

 

Giovanni Visconti

"Vorrei tanto riassaporare il piacere di vestire la maglia rosa. A Venezia potrei anche riuscirci, grazie ad una grande prova di squadra."

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