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Speciale Milano - Sanremo 2009

 

LO SBARAGLIO E IL DEBUTTANTE

Questa è la storia della Milano -Sanremo di Mark Cavendish. La Sanremo del Centenario, raccontata così come l'ho vista e vissuta. Una corsa attesa per mesi e poi svanita in un lampo. Una corsa che ha deluso chi, come me, aspettava un cenno, un gesto di uomini forti e coraggiosi. Il coraggio si è esaurito con la fuga mattutina, mai veramente decollata. Poi nulla; sino allo strepitoso gesto del velocista dell'isola di Man, in rimonta su Haussler. Gli Italiani? davvero troppo poco.

SI RICOMINCIA

Tirreno - Adriatico 2009 - Si riparte dalla campagna Marchigiana. Da un pomeriggio dolcissimo sui pendii Maceratesi; mentre cala la sera il gruppo affronta le rampe arcigne del muro di Montelupone. Una settimana a Sanremo. Pare ancora un eternità.

ASSENTE

Alessandro Ballan - Un virus ferma Ballan proprio alla vigilia della Classicissima. Un colpo duro per il partito degli attaccanti. Il campione del mondo ha sempre interpretato la Milano - Sanremo nella maniera migliore. Ma è tutta la Lampre a soffrire alla Tirreno. Gasparotto nel dopo gara è preoccupato; manca troppo poco all'appuntamento con la corsa che aspetta da un anno. Il "sentimento" della volata si fa sempre più forte.

 

BUONGIORNO MILANO

Così è per tutti - I corridori, i giornalisti, i tecnici ed i tifosi vivono allo stesso modo la tensione del momento. Milano è innondata di sole e dai pullman scendono alla spicciolata gli atleti; gregari e capitani. Tutti uguali alla partenza. Ognuno conserva una chance per se stesso.

COME NASCE UN CAMPIONE

Mark Cavendish - Non è pronosticato nonostante sino ad ora abbia vinto a piene mani, dimostrando di essere l'uomo più veloce. Più veloce di Petacchi, più di Boonen, più di Bennati. Gli manca però tenuta sulla distanza ed esperienza. Il "piccolo" dell'isola di Man è all'esordio nella Milano - Sanremo. Lo stesso staff della sua squadra ritiene difficile un suo successo. La Columbia punterà su Loqvist, talento Svedese, già vincitore della "Strade Bianche". Così, a pochi minuti dal via, Cavendish siede sul cofano dell'ammiraglia e si concentra; nell'indifferenza generale sta già nascendo qualcosa di speciale.

 

AD OGNI PRIMAVERA

Epoche e generazioni - Sono gli stessi gesti, gli stessi rituali che accompagnano la grande corsa verso Sanremo. Trecento chilometri da sempre e da sempre sulle stesse strade. Da Petit Breton passando per Belloni, Girardengo, Binda, Bartali, Coppi, Van Looy, Merckx, Saronni, Moser, Fignon, Bugno, Chiappucci e Zabel. Ciò che prende adesso il via non è solo una corsa di biciclette, ma un pezzo della nostra storia che, ad ogni primavera, si rinnova.

 

VENTO IN POPPA

Voglia di fuggire - C'è una brezza che spinge il gruppo sin dai navigli. Gruppo che comincia ad anticipare passaggio su passaggio sin dal mattino. Al solito si cerca la fuga e sono davvero moltissimi gli scatti per non lasciarsela sfuggire. I lunghi viali della pianura Lombarda sembrano fatti apposta per spingere a fondo e così la corsa si incendia da subito. I grandi favoriti se ne stanno ben al coperto nelle retrovie; seguono questo lungo serpente che si estente e si comprime, ad ogni nuovo scatto.

 

I PAZZI CHE PARTONO AL MATTINO

Libertà vigilata - Sino a qualche anno fa erano pazzi per davvero. Partivano da soli sobbarcandosi il peso di una fatica che arriva traditrice, quando i lunghi chilometri pianeggianti si cominciano a sentire sui saliscendi della Riviera. Quest'anno erano undici (vale la pena ricordarli): Kristov, Cheula, Belkov, Tjallingi, Ignatiev, Turgot, T. Bertolini, Le Mevel, Lang, Eisel, Klostergaard. Forse proprio perchè numerosi, non sono mai stati lasciati davvero "andare" dal gruppo che li ha sempre tenuti a tiro.

 

VERSO IL TURCHINO

Senza scomporsi - Il paesaggio bruno e spoglio dell'Appennino viene attraversato dal turbine multicolore del gruppo. Non c'è affanno (e putroppo non c'è neppure troppa fantasia) nel duro incedere del plotone. Tutti nascosti sulle ruote dei gregari mentre sotto le bici, dopo oltre tre ore di pianura, la strada comincia a salire verso il Turchino.

 

LA FOLLIA DELLE MANIE

Attacco inutile - La Sanremo mette sotto le ruote la salita delle Mànie che lo scorso anno provocò una grande selezione. Quest'anno cambia tutto ed il gruppo procede senza scossoni. Così davanti, il buon Ignatiev, compagno di Pozzato partito in fuga per proteggere gli interessi di scuderia, fa da solo e parte all'attacco. Tutto inutile, anzi, dannoso. Dietro i suoi campagni di squadra, intenzionati a provare qualcosa, non sanno più che fare, e la corsa passa senza danni su una salita che dovrebbe invece provocarne parecchi.

 

LA CORSA FURIBONDA

I treni lanciati a tutto vapore - I velocisti, sempre più convinti della possibilità di giorcarsi la volata, mettono alla frusta i loro gregari in vista di Cipressa e Poggio. Nessuno avrà più spazio. Ma, in fondo, chi ci ha davvero provato?

 

TROPPO TARDI

Quando il Poggio era un mito - Inutile, tardivo ed un poco irritante l'attacco di Pozzato sul Poggio. Quando il Poggio era decisivo, e sulle sue rampe si decidevano grandi edizioni della Classicissima, i corridori si chiamavano Kelly, Fignon, Bugno, Chiappucci, Fondriest e Bettini. Quei corridori sapevano guardare la corsa da lontano, sapevano muovere la squadra ed infine colpivano. Pozzato era quest'anno davvero l'unico corridore in grado di fare la differenza ma, purtroppo, non ha saputo gestire la squadra (Mànie docet).

 

IL TOBOGA DEL POGGIO

Al limite dell'asfisia - Sul Poggio, dopo quasi trecento chilometri, le forze sono livellatissime. Il gruppo scollina lunghissimo e ciscuno bada soltanto a seguire la ruota che lo precede. In pochi, pochissimi, riescono a mantenersi lucidi. Ecco perchè sul traguardo non emerge soltanto un velocista ma soprattutto un campione.

 

IL CUORE DI GEORGE

Il lavoro oscuro - C'è tanto Hincapie nella vittoria di Cavendish. Sul Poggio era lui a cucire ogni buco. Era sempre lui a preparare la volata. Ma, ancor più importante deve essere stato il lavoro svolto in preparazione. Questo magnifico corridore, che ha sulle spalle tante vittorie di Armstrong al Tour, è un patrimonio dell'intero ciclismo. Avrebbe meritato almeno una Roubaix. Eppure non manca nulla alla sua carriera. Il ciclismo, grazie a corridori come lui, è uno sport meraviglioso.

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