A L B U M C I C L I S M O

 

10 SCATTI PER I 2000

Dieci storie che raccontano gli anni 2000.

Quando sul tavolo mi sono trovato a scegliere tra tutte le immagini ho realizzato quanto tempo fosse passato. Tanti ricordi sono tornati a galla. Alcuni erano stati sepolti in chissà quale angolo della memoria. Sono riemerse tante storie. Così, la selezione dei migliori scatti degli ultimi dieci anni, all’improvviso si è trasformata in un lungo addio. Un saluto agli anni duemila che hanno cambiato così tante cose nella mia vita. E’ lontana adesso, da essere la raccolta delle mie foto più belle. E’ diventata ormai solo una galleria di momenti speciali.

 

2000

Armstrong e Pantani

L’anno della laurea. Avevo la bicicletta nuova, regalo meraviglioso per il traguardo raggiunto. Nuova di appena due giorni. Non ero neppure riuscito ad alleggerire un po’ i rapporti, perché il Tour incombeva e non avevo alcuna intenzione di perdermelo, dopo la lunga abbuffata di libri che mi aveva impedito di seguire il Giro d’Italia. Quindi via, verso la Francia. La foto l’ho scattata sull’Izoard. Due giorni dopo il famoso arrivo sul Ventoux. Tutti conoscono quando avvenuto sul Gigante di Provenza con Pantani che, dopo la scoppola Pireanica, soffre, recupera ed attacca. Armstrong che lo riprende e lo umilia concedendogli la vittoria platealmente. I giornali che ironizzano ed il Romagnolo che va su tutte le furie e provoca l’Americano. Sull’Izoard tutti li aspettano ed infatti la sfida si rinnova. Ecco lo scatto, ecco come li ho visti e, forse, immaginati. Mi ero appostato, chissà perché, in mezzo al bosco. Avevo proprio in mente loro due. Non mi è mai più capitato di intuire una foto del genere, sebbene feci molti errori e rovinai un po’ il risultato.

 

2001

Armstrong e Ullrich

Ancora Tour, ancora una grande sfida. Ancora Armstrong. Ancora tanti chilometri in macchina per fuggire la quotidianità e cercare il sogno. Quella volta fuggivo davvero. Ero militare, uno degli ultimi di leva, ed ero impiegato a Genova, la mia città. Stavo concludendo il periodo e presi gli ultimi giorni di licenza. Il Comandante storse un po’ il naso ma concesse. Erano i giorni caldi del G8 ed il centro era stravolto da barriere in ferro e container. “Via di qui” – e partii per il Tour. Dovevo vedermi solo la cronoscalata sulle Alpi ma allungai per il Pirenei. Bici al seguito, ero un re. Nessun cellulare, nessun impegno, tutto il giorno in bici a perlustrare le salite ed a vedere la corsa. Solo due tappem, ma intensissime. La foto l’ho presa verso Saint Lary Solaun, poco prima che Armstrong si togliesse Ullrich da ruota. Quella sera andai via perché la licenza finiva il giorno dopo e di strada ce n’era un infinità. Vidi, come ultima cosa, prima delle tenebre, il Pic du Midi nel retrovisore. La mattina dopo rientrai alla realtà ed agli sconvolgenti fatti che avevano segnato, forse per sempre, la mia città.

 

2002

Botero

Si, ancora Tour. Forse perché in quegli anni il Tour significava avventura. Forse perché i colori dell’immagine ed il tifoso che segue Botero – appena staccato dal gruppo dei migliori – si miscelano bene. Già lavoravo come ispettore navale; era la mia prima estate da impiegato. Due settimane tutte per me. La mia futura moglie dall’altra parte del mondo per lavoro, e tanto tempo da dedicare alla bicicletta. Io e Raffaele, per tanti anni compagno di scuola, decidiamo di passare due giorni al Tour. Sono i giorni caldi di Luglio ed in montagna si respira. Ricordo ancora il lungo viaggio di trasferimento da Les Deux Alpes a La Plagne. Salimmo sulla cima del Galibier e poi scendemmo a valle per quella strada che dal cielo riporta a terra. Parlammo dei nostri programmi, dei progetti per il futuro. Alcuni si sono poi realizzati, noi invece, ci siamo un po’ persi. Chissà se lui ricorda ancora quelle ore? Quella notte dormimmo in tenda, lungo la salita che porta alla località Savoiarda. Era l’ultima estate da ragazzo.

 

2003

Cipollini

Quello fu l’anno del lungo caldo, che cominciò proprio in quei giorni di Maggio, durante il Giro d’Italia. Dovevo sposarmi, di lì a poco sarei volato in centro Asia per cambiare la mia vita. Mia moglie già mi aspettava dall’inverno precedente, quando noie burocratiche avevano impedito il suo ingresso in Italia. Invitai a casa mia il mio caro amico Romolo. Una settimana al mare gli avrebbe fatto bene. Erano i giorni del Giro e decidemmo di goderci Terminillo e tappa dopo. La foto la feci appunto il giorno dopo, mentre il gruppo viaggiava verso Arezzo. Bella vittoria di Cipollini, corridore preferito di Romolo. Io e lui guardavamo tantissime corse assieme. Veniva sempre a casa a guardare la tappa. Trasferte ne abbiamo fatte poche, ma quelle poche sono state meravigliose. Avevamo gusti diversi in fatto di corridori, ma era bello confrontarci e discutere sulla tappa in attesa dell’arrivo. Poi, dopo l’arrivo, non ci dilungavamo in commenti. Quello era il risultato e le nostre chiacchiere non lo avrebbero mai mutato. Quando poi mi sposai non ci fu più modo di seguire assieme le corse. Non mi parve mai arrabbiato per questo. L’ultima volta che ci siamo visti non ricordo se abbiamo parlato di ciclismo. Sicuramente da allora il ciclismo alla TV non è più la stessa cosa.

 

2004

Zabel

Un momento particolare. Mia moglie era tornata a casa a prendere la sua bambina. Di lì a poco da due saremmo diventati tre. Ero solo e decisi di vedermi una tappa della Tirreno Adriatico. Quella sera, a Torricella Sicura, rimasi sino a tardi. Tante domande che rimanevano senza risposta. Sarei stato un buon padre? Il Gran Sasso, sullo sfondo di quelle ore, non aveva risposte eppure aveva un che di rassicurante. La terra a quella stagione comincia nuovamente a respirare; ad ogni soffio di vento tutto si rianima. Pochi giorni prima avevo salutato mia moglie all’aeroporto di Rimini; c’era nebbia quel mattino. Un lungo viaggio por portare quaggiù una bambina piccola e un poco spaventata. Un coraggio da leoni. A Fiumicino si nascondeva dietro le gambe della madre, e di quel ricordo si impregna e si confonde tutto quel periodo. La sera a Torricella il Gran Sasso forse sapeva ed il suo stare immobile, su uno sfondo d’argento, era nient’altro che l’attesa di un nuovo incontro.

 

2005


Ero sempre fuori quell’anno. Con tanti impegni che c’erano a casa io mi trovai nel pieno di una serie di lavori importanti. Viaggi, aerei, attese, cantieri. Mia moglie era a casa, ad affrontare gli impegni con la sola compagnia di nostra figlia. Era Maggio, quando mi liberai e desideravo tanto vedere il Giro d’Italia. Rimaneva soltanto l’ultima tappa di montagna, quella del Finestre. Andammo assieme. Camminammo per ore per raggiungere lo sterrato. Poi ci riposammo a lungo su un prato meraviglioso e mangiammo i nostri panini. La corsa fu breve ma intensa. Poi il lunghissimo ritorno verso valle per una scorciatoia impegnativa. A valle il sole rimaneva alto e caldo. Sono quelle serate di Maggio che tanto amo. Il ritorno verso casa con mia moglie accanto che dormiva. Forse per lei il ciclismo non fu colpo di fulmine e di quel giorno ricorda soltanto la fatica. Che questa foto sia buon testimone di una giornata molto speciale.

 

2006

Simoni e Basso

Scrivevo per PezCycling già da un po’. Mi offrirono una bella opportunità: loro ospite per un giorno al Giro. Il giorno del Mortirolo. C’era Richard che si scalò tutto il Gavia con un bel ritmo. Io lo feci in auto ma fu comunque splendido. Il Gavia è una montagna che trasuda emozione. Un po’ per il paesaggio un po’ per ciò che è accaduto là in cima. Poi il Mortirolo. Quello lo feci in bici o, almeno, ci provai. Non arrivai in cima ed ancora oggi quel trofeo mi manca. Ma lo spettacolo del Giro fu davvero splendido. Un pandemonio di gente su una delle strade di maggior fascino del ciclismo moderno. Era il Giro di Basso, erano i tempi in cui sembrava possibile un nuovo dominio Italiano nelle corse a tappe. Tornando verso casa, quella sera, il tramonto era rosso, di un rosso meraviglioso. Le risaie irrigate circondavano la vista e la sagoma di una vecchia cascina abbandonata era al centro di quel quadro. A volte il ciclismo diventa splendido soltanto perché ti fa uscire di casa.

 

2007

Giro di Lombardia

La mia Classica preferita è la Sanremo. Tuttavia non sono insensibile al fascino del Giro di Lombardia. E’ una corsa che ho amato sin dalla prima volta. Rende meno duro l’inizio dell’inverno. Per l’edizione di quell’anno ero in prima linea con Pez. La trasferta cominciò male. Un problema alla cinghia dei servizi ci aveva lasciato senz’auto a Varese. Io e mia moglie avevamo un appuntamento per cena a Como. Corsa e telefonate per recuperare una macchina di fortuna. Ne valse la pena; la cena si rivelò buonissima ed il giorno dopo la corsa fu davvero avvincente. Il lago fu protagonista assoluto con i suoi colori e le sue suggestioni. Mia moglie si addormentò, sulla strada verso Como, quando scattai questa immagine. Sul Valpiana, mentre transitavo, le foglie scendevano ininterrottamente di un giallo intenso mentre l’aria già pungeva. Avrei forse dovuto svegliarla.

 

2008

Adam Hansen

Il giorno più emozionante legato al ciclismo. Pez mi chiede di salire in ammiraglia per seguire Adam Hansen. Non me lo faccio ripetere, e faccio mio quel sedile convincendo il meccanico. Lui non dirà una parola per tutta l’ora che passiamo insieme. Ma non ce n’è bisogno. Ciò che ho davanti agli occhi racconta tutto. La possibilità di vivere metro dopo metro la prestazione di un atleta professionista dovrebbe essere concessa a tutti. Una volta nella vita. Lo spettacolo più entusiasmante lo offrono i tifosi sulla strada. Il percorso è impegnativo, a volte cattivo. Il corridore è campione Australiano a cronometro quindi si esprime al meglio nella prima parte, in pianura. Dopo soffre, e non poco. Quando si entra ad Urbino lo spettacolo lascia spazio allo stupore; si passa dalla porta antica e ci si infila lungo le strade acciottolate del centro. Scesi dall’auto con la pelle d’oca sulle braccia. Ero come in trance. Avevo appena respirato ciclismo.

 

2009

Malacarne

L’ultimo del decennio. Ne sono cambiate di cose nella mia vita e nel ciclismo. Oggi guardo le corse con occhi certamente diversi da dieci anni fa. La possibilità di far parte della carovana mi ha regalato opportunità impensabili ma ha tolto certamente un po’ di quel fascino che c’era allora. Fascino da recuperare al più presto. Così con l’immagine di un corridore malmesso dopo una caduta voglio ricominciare a godermi il ciclismo più vero. Quello degli ultimi, quello delle grandi imprese nascoste. Quelle capaci di far arrivare un ciclista al traguardo con la febbre addosso per le escoriazioni subite. Sono le imprese che tutti abbiamo la possibilità di ammirare e raccontare, senza bisogno di pass o di accrediti. Perché il ciclismo si propone sulle strade di tutti e di tutti è il ciclismo. Voglio adesso vivere il ciclismo che ha coraggio, le storie vere della strada, le vere attese col cuore in gola e l’incapacità di fermare quegli istanti magici. Cadute, sofferenza e fatica fanno parte di questo viaggio speciale. Diamo un nome allora alla sofferenza ritratta in questa immagine: Davide Malacarne, caduto a settanta chilometri dall’arrivo e regolarmente arrivato in fondo.

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