
Dove diavolo è Hoffmann? Il lungomare è invaso di curiosi che circolano attorno ai grandi motor home delle squadre. Altro che Maggio, pare di essere in Novembre. Sapevo benissimo che sarebbe stato un casino e questo mi irrita ancor di più. “Chiedi di Hoffmann, è Danese, alto e biondo. Molto cortese.” Il fatto che Hoffmann sia Danese implica anche che sia alto e biondo, ma forse questo Richard non lo sa. Che sia cortese non discuto, ma prima bisogna trovarlo. I primi stanno già partendo, si sentono le urla della gente che dalla piazza si alzano ad ogni corridore che si getta dalla pedana. Questa è forse una delle tappe più importati e viene tristezza a guardare il tempo pensando che, sino a due giorni fa splendeva uno splendido sole. Dove è questo Hoffmann?
Quando Richard mi ha detto che voleva che seguissi Adam Hansen non l’ho presa tanto bene; sinceramente avrei preferito imboscarmi tra la folla sulla salita verso Colbordolo, ma tant’è quando ti danno un compito è bene non fare troppe storie. La cosa che non mi va giù è che, al solito, non è stato preparato nulla ed ora mi ritrovo alla partenza senza uno straccio di accordo con la squadra e senza alcuna idea di come ottenerlo. Trovare Hoffmann, l’addetto stampa dell’High Road, è l’unica mia speranza, così quando mi passa accanto un’ammiraglia della squadra Americana mi viene naturale scrutare all’interno. C’è soltanto l’autista, che è bruno e non pare neppure il massimo della cortesia. Escluso sia Hoffmann. Al suo fianco una coppia di ruote in fibra di carbonio, da sole varranno tremila euro. Passa e va, ed io mi devo accontentare di aver visto da dove proviene. Guardo il viale ma non ne vedo la fine e, soprattutto, non c’è ombra di alcuna struttura dell’High Road. Quando, finalmente, giungo al loro albergo (l’ultimo, in fono al lungomare) è evidente che non vi è traccia di alcun addetto stampa. Due corridori sono sui rulli, uno è vestito dei colori Australiani e ci da dentro come un forsennato, ed attorno soltanto meccanici e pochi curiosi. Chiedo di Hoffmann, nulla da fare. “Sono qui per Pezcycling, dovrei seguire Hansen in ammiraglia.” – “Chiedi ai Achim, è lui a seguirlo.”
Da Hoffmann ad Achim non è che la mia situazione sia tanto migliorata; almeno di Hoffmann sapevo che era biondo. “Dov’è Achim?” – “Alla partenza.”
La voce dello speaker scandisce i nomi di chi si presenta in pedana mentre una voce femminile lo sostiene elencando le vittorie in carriera dell’atleta. Il duetto è ben congeniato ed il pubblico segue con interesse partecipando con lunghi applausi. Dietro le quinte è il solito inferno in cui ciascuno sa che sta facendo mentre non si ha alcuna idea di quello che stiano a fare gli altri. I corridori attraversano la nazionale grazie all’aiuto di due vigili che dibattono sui possibili favoriti. Uno è ben informato “Vado in bici quasi tutti i giorni” mi fa sapere. Raggiungo la colonna di auto al seguito e noto che la targa di Hansen è ancora sul tavolo per essere fissata sul cofano dell’ammiraglia. Il cuore mi batte a mille e comincio a dimenarmi in cerca di Achim. C’è un’ammiraglia della High Road, la riconosco, è quella che mi è passata prima di fianco, con la coppia di ruote sul sedile del passeggero. Espongo il mio accredito quasi fosse una croce capace di convincere gli infedeli, “Sono di Pezcycling, devo seguire Adam Hansen per il servizio di oggi, ho cercato Hoffmann” – “Hoffmann è all’arrivo” mi risponde l’autista in inglese”. “Sei Achim” – “Si”.
Mi guarda un po’ stranito, più che altro annoiato. Poi con la mano mi fa segno di entrare. Ecco il segno che aspettavo, mi fiondo sul lato passeggero proprio mentre la targa viene montata sul cofano. Non ci penso due volte a spostare per le vie brevi la coppia di ruote di scorta sul sedile posteriore “tanto non fora” azzardo. Nessuna risposta, meglio non insistere. L’addetto al traffico molla due colpi sulla carrozzeria per farci capire che dobbiamo muoverci. Ci siamo. Cuore a mille. “Non ti posso riportare indietro” mi avvisa Achim. Tornerei a piedi, vai Achim, si vive una volta sola. L’avventura comincia.
Lo speaker chiama Adam Hansen alla partenza ed ecco salire il campione d’Australia. Ecco chi è Adam Hansen – mi dico. Lo avevo avuto davanti poco prima sul lungomare, durante il riscaldamento. Cinque… tre, due, uno. Scatta dalla pedana come se il traguardo fosse dietro l’angolo, eppure mancano quaranta chilometri. Noi dietro. Sistemo le mie borse e gli obiettivi. Ciò che più mi colpisce è lo spettacolo della gente a bordo strada. Sono loro i veri protagonisti. Adam è compostissimo e fila come un treno mentre Achim è piuttosto silenzioso. Ci presentiamo, è Tedesco e lavora come fisioterapista per la squadra, è di poco parole e ciò non guasta. Due rotonde e due curve a gomito, Adam Hansen sceglie traiettorie perfette, seppure la velocità sia considerevole. Il tachimetro non scende sotto i 50 km/h. Si passa in piccoli paesi addobbati a festa. Di tanto in tanto incontriamo gruppi di spettatori che consultano il foglio delle partenze. Quasi nessuno conosce il campione Australiano e soltanto dopo aver letto il suo nome sulla targa lo ripetono a squarciagola. I più divertenti, entusiasti, e colorati sono i gruppi di bambini. Sembrano quasi presi da convulsioni. Questa sera saranno distrutti.
Intanto Adam non si scompone, il suo stile è perfetto. Affronta le rotonde con le mani sulle protesi aerodinamiche senza il cenno di una sbavatura. Di tanto in tanto allarga la gamba destra, quasi volesse disfarsi della fatica che deve essere tanta. Il rapporto è lungo ed a metà percorso vediamo già davanti Perez Cuapio che era partito un minuto prima e davanti a Perez Koldo Fernandez partito addirittura due minuti prima. Svolta a destra ed ora si cambia musica.
La salita parte all’insù ma Adam insiste sulla sua posizione aerodinamica. Non c’è verso di scomporlo. C’è moltissima gente assiepata ai lati. Perez salta Koldo e pian piano ci facciamo sotto anche noi. A quel punto interviene una macchina della giuria che comincia a gestire il traffico ammiraglie. La strada è stretta e le manovre non sono semplici. Adam salta Koldo e dopo un po’ il giudice ci fa passare chiedendoci di stare vicini al nostro corridore per non creare punti di riferimento al Basco. Adam sale agile ma sempre seduto, eppure la salita tira un bel po’. Tocca a Perez, ma il Messicano in salita è un osso duro. Lo salta solo in cima dopo essere stato recuperato una volta. Poi in discesa Perez quasi inchioda e con la mano sinistra gli fa segno di passare. Achim sorride, deve essere un mezzo avvenimento perché non è il tipo che si lascia andare a tanto. E l’Australiano se ne va. La salita lunga è finita ma mancano quasi quindici chilometri e di strappi ce ne sono ancora molti. Su uno di questi Hansen quasi si pianta ed è costretto a salire sui pedali. Anche questo deve essere quasi un avvenimento.
Comincia a piovere, la strada si immerge in un bosco di acacie. Si entra in Urbino. Ancora tanta gente per la strada; si gira attorno alle mura poi si scende verso Porta Mercatale. Alla vista del palazzo Ducale Achim quasi lascia il voltante e sbanda paurosamente. E’ davvero uno spettacolo meraviglioso. Adam lo abbiamo quasi perso perché nelle curve in discesa ha guadagnato terreno. Lo vediamo infilarsi nella porta e ci infiliamo anche noi.
Cronometro Pesaro - Urbino, 20 Maggio 2008. Adam Hansen pedala sopra un letto di petali d'acacia. |
RAMPA DI LANCIO
PARTITO! QUARANTA DAVANTI
UNA MARCIA IN PIU'
Alcuni corridori dicono di non sentire ne vedere nulla. Balle. E' tutto troppo bello per passare inosservato. La gente, le grida, le strade colorate a festa. E' questa la marcia in più dei corridori. ESECUZIONE PERFETTA
A certe velocità e con la bici da crono non è semplice destreggiarsi tra curve a gomito e rotonde ma Adam sembra poterle affrontare ad occhi chiusi. Un vero spettacolo!. SENZA FINE
La macchina fotografica sembra impazzita, ho già eseguito centinaia di scatti, ma non siamo neppure a metà percorso. Provo ad immeginare cosa provi il corridore quando, sotto sforzo, vede il cartello dei venticinque al traguardo. MURO DI FOLLA, CI SIAMO: SI SALE
Adam non si scompone, passiamo un rilevatore di velocità su un falsopiano in salita; trentanove all'ora. Davanti a noi si para un muro di gente, è il punto decisivo, il bivio di Corbordolo. Di quà in avanti si sale.. KOLDO, FUORI UNO
La salita è tostissima ma Adam Hansen non si scompone. Il suo stile è perfetto ed il rapporto è agile. Raggiunge Koldo Fernandez, velocista, che è partito due minuti prima di lui, lo supera e tira dritto. PEREZ NEL MIRINO
Archiviato Koldo tocca a Perez Cuapio, partito un solo minuto prima di lui. Ma Perez in salita è un osso duro. Adam lo vede ma guadagna poco, il Messicano non molla.. IN CIMA
Non molla Perez e dopo essersi fatto superare si rifà sotto. Hansen passa un brutto momento in cima alla salita e Perez ne approfitta. ADESSO A TUTTA
Seminato Perez in discesa ci sono da affrontare strappi e falsopiani sulle colline attorno ad Urbino. E' un esplosione di colori e panorami ma davvero Adam, adesso, ha altro a cui pensare. SOFFRE
L'ultima durissima pendenza prima di entrare in Urbino costringe Hansen a dimenticarsi del suo stile ed a scomporsi sui pedali. Sarà, ma così è ancora più entusiasmante. FINALMENTE URBINO
Ancora curve tornanti e pendenze ma è quasi finita. Davanti a noi il palazzo Ducale di Urbino; si passa attraverso Porta Mercatale e si uìimbocca una via stretta, in salita ed in pavè. Peggio di così... GRAZIE ADAM, E' STATO INDIMENTICABILE
Duecentocinquanta, duecento, centocinquanta, il corridore va a destra e noi con l'ammiraglia ci infiliamo a sinistra.E' stato meraviglioso, dopo dieci minuti ho ancora la pelle d'oca. Grazie Adam, è stato indimenticabile. Anche se tu neppure sai che ti sono stato al mozzo per quasi un ora.
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