Doveva essere inserita nella mia lista di grandi scalate. Già prima di partire ero sicuro che sarebbe stata la prima ed ultima volta che l'avrei affrontato perchè non sono uno scalatore e non ho mai digerito le pendenze estreme. Però il Mortirolo è il Mortirolo e doveva entrare in quella lista. Quale occasione migliore della tappa del Giro d'Italia che portava all'Aprica nel 2006? Ecco come è andata.
Ho cominciato ad avere paura mentre superavo lo striscione dei quaranta all’arrivo, più o meno metà salita…
avrò già messo il piede a terra sei o sette volte e so che la vetta è
ancora molto lontana. Decido di fermarmi per un po’ più tempo per cercare un recupero
che comincio a temere improbabile. Risalgo e dopo neppure un chilometro mi
fermo di nuovo. Non è normale. E’ vero, sono soprappeso, è
vero, non amo certe scalate ma non sono mica così fermo di solito!
Riprendo, e la strada mi sembra ancora più ripida. Mi fermo ancora,
mi dicono che da qui in avanti spiana. Ne dubito, riprendo. Comincio a sentirmi
appannato. Non è più un problema di fiato. E’ tutto il
fisico che non risponde. Pedalo ormai da seduto. Riprendo, su una curva noto
per terra una scritta “Basso – quasi meglio di tua sorella”
vorrei ridere, ma non ce la faccio. Mi fermo ancora, c’è una
fontana e tanta gente. Ma è come se io fossi solo. Sono intontito e
sento le voci confuse attorno a me. Tutta questa gente mi da fastidio, le loro voci mi piombano dentro senza alcun filtro; sento risate, sento bambini che gridano. Riprendo ancora ed ancora mi fermo. Due
km alla cima; quasi quasi mi chiedo come ho fatto ad arrivare sino a quì. Ora ci credo davvero, posso arrivare in cima, posso farlo mio. Passo di fianco ad un cartello stradale. A piedi andrei più veloce
ma ormai sono tutt’uno con la bici. La strada spiana davvero eppure
non trovo le forze per rilanciare. Tornante. Davanti a me una montagna di
gente. L’elicottero sopra la testa mi avvisa dell’incipiente arrivo
dei corridori. Mi prende il panico. Non vedo più tempo davanti a me.
Dov’è il cartello dell’ultimo chilometro? Cerco di pensare
quanto tempo è trascorso da quando ho passato il cartello dei due alla cima. Di fronte a me un uomo
grasso mi urla “Basso in salita ride!”. Mi verrebbe da ridere
anche a me ma comincio a sentire dolori allo stomaco. Un gruppo di ragazzi
comincia ad incitarmi “oh ooh oooh ooooh oooooh” il loro urlo mi arriva nelle orecchie, ormai sono solo un ricettore di suoni, non vedo nulla, solo magliette confuse; lo loro grida sono una scarica di adrenalina e le gambe ricominciano
a girare. Passo di fianco a loro ma non riesco a vederli, non vedo nessuno, sento solo
le voci di chi urla, chi mi incita, chi mi prende in giro. Tornante. Altro
muro di gente. Piede a terra. Non so dove sono ma so che non riuscirò
più a fare una sola pedalata. Mi ritrovo seduto al lato della strada
sotto l’ombra di un abete. Solo pensare alla discesa sto male. Anzi
sto male anche se non penso a nulla. Solo un pensiero. Mancava poco.
Alessandro Federico, Giugno 2006
